Addio Tornar, poeta timido e limpido

by Marco Tornar

Fonte: ilcentro.it

Lo scrittore pescarese si è spento improvvisamente nella sua casa. Una vita spesa per la letteratura
di Federica D’Amato

marco tornarPESCARA. Quando muore un poeta, muoiono tutte le parole, e anche il silenzio che regge il mondo abbassa il capo sotto il peso di quella perdita. Sarà per questo che ieri un silenzio si è impadronito dell’aria, delle strade e persino della luce, ieri che il poeta Marco Tornar, all’anagrafe Enrico Ciancetta, ha smesso di abitare i nostri giorni. Una morte improvvisa che ha tolto al mondo artistico abruzzese tutte le parole; una morte che non ha voluto disturbare nessuno. Si è spento all’età di 54 anni nella sua casa di Pescara, dopo aver svolto le semplici incombenze della domenica mattina, fino a quando quel cuore mite di eterno ragazzo – e limpido, e acceso di parole, e amaro di impensabili consolazioni – non ha terminato di dare fiato all’alfabeto della vita. Una vita che Tornar ha speso interamente per la letteratura, e per i suoi studenti, per gli amici scrittori, i quali tutti si ritroveranno oggi alle 10.30 nella Chiesa dello Spirito Santo, a Pescara, per i funerali. Docente di musica, ma soprattutto scrittore e traduttore, Marco Tornar è stato quel tipo di intellettuale di cui oggi il mondo è vedovo; poeta totale che ha reso, con grazia e umiltà, più nobile il sentirsi abruzzesi, che mai è scaduto nella retorica della letteratura “regionale”, sempre guardando a orizzonti di respiro internazionale. Nato al mondo delle lettere come poeta, ha esordito nel 1983 con la raccolta “Segni naturali”, cui sono seguite “La scelta” (1996) e l’antologia di poesia italiana “La furia di Pegaso” (Archinto, 1996). Parallelamente si è occupato di prosa pubblicando “Rituali marginali” (1985), “Errando di notte in luoghi solitari” (2000) e nel 2004 il romanzo “Niente più che l’amore”. Esperienza, quella della prosa, a cui Tornar negli ultimi anni si era dedicato anima e corpo, dando alle stampe libri importanti: “Claire Clarmont” (Solfanelli, 2010), “Nello specchio di Mabel” (Tracce, 2011), e il saggio storico “Lo splendore dell’aquila nell’oro” (Tabula Fati, 2013).

Per tornare infine alla poesia, nel 2014, con i “Sonetti dell’amor sacro”, forse risalendo la corrente di un percorso che intimamente lo definiva. E che vogliamo ricordare con le sue parole: «Dei nostri incontri non parlerò a nessuno. / Né alle streghe né al vento / né a questi anni pieni di luce e di pazzia. / Nessun colore imbratterà quel bianco / dove ci siamo conosciuti, con gli occhi lieti / e la semplice magia di tutti i sogni. «Ma qui vicino / c’era la sorgente dell’acqua…». Ogni lanterna / sarà la nostra casa, la nostalgia che assiste / come fiocchi di neve / il silenzioso ferirsi della goccia sul viso. E nella casa / ho visto nello specchio una candela / la melodia che sale, il vino, quei profili di porpora / che guardano lontano / verso vangeli sconosciuti, un’amicizia. / Poi, le mille strade di un mattino. / Come quando, colmi di affetto e di tristezza, / stringendo in mano un segno della vita / camminiamo sotto altari di pioggia / mentre appare, dal niente, una parola».

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