Claire Clairmont di Anna Ventura

by Marco Tornar

claire clairmont marco tornarUna lunga, appassionata ricerca storica, archivistica, letteraria, ha preceduto e accompagnato la stesura dell’ottimo romanzo di Marco Tornar, “Claire Clairmont”. Come lo stesso autore avverte, in una nota finale, l’elemento storico, che sta alla base del romanzo, è stato talvolta, modificato dalla fantasia o liberamente interpretato. L’esito artistico è, comunque, perfettamente riuscito. La ricostruzione del personaggio di Claire Clairmont, donna non comune, vissuta a stretto contatto con Shelley e con Byron, (da cui ebbe una figlia), permette allo scrittore di ricreare tutta la magica atmosfera in cui si mosse un gruppo di uomini eccezionali, che vennero in Italia verso la fine dell’Ottocento, e che dettero vita a un’epopea tragica e affascinante, irripetibile e inimitabile.
La lettura del lungo racconto conquista il lettore, avvinto da un ritmo narrativo serrato in cui non ci sono battute d’arresto; ogni passaggio è essenziale e necessario. Ci sono, tutta via, pagine particolarmente avvincenti: come la descrizione della cerimonia di cremazione del corpo di Shelley. Qui si ritrova tutta la forza della grande tradizione romantica, sospesa tra amore e morte, segnata da grandi passioni, grandi eventi, grandi segreti. E un segreto corre per tutto il libro: la storia di Allegra, la bambina nata dall’amore tra Claire Clairmont e Lord Byron.
Tutta la vita della donna rotea intorno al mistero di questa figlia che le fu sottratta da bambina e che fu rinchiusa, forse, in un monastero, che potrebbe essere quello di Bagnacavallo. Un giovane ricco bostoniano, venuto in Italia alla ricerca delle tracce di Shelley, si imbatte in Claire Clairmont e di sua nipote Georgina; venuto a conoscenza del (dramma che coinvolge entrambe, mette a disposizione la sua volontà, le sue energie, il suo denaro, per rintracciare la creatura smarrita. Ma l’impresa non è facile; tutto è avvolto in un clima di mistero, di omertà, di silenzio. Il giovane scopre il fascino di un mondo tanto diverso dal pragmatismo americano: è un mondo antico, nebuloso, pervaso dalla suggestione dell’arte, dal mito della bellezza, dal mistero, ma è anche un mondo che può essere cinico, egoista, traditore, specialmente con i più deboli. Claire Clairmont è stata amante e vittima di questo mondo; ne ha conosciuto il fascino e la perfidia. Fino all’ultimo, forse, ha sperato in un risarcimento, in un atto di pietà nei suoi riguardi; ma il tempo è trascorso inesorabilmente, e di Claire Clairmont non resta che l’epigrafe funebre, composta da lei stessa, che recita “Passò la vira soffrendo, espiando non solo/ le proprie colpe ma anche le proprie virtù“.
Poche storie, recentemente, mi hanno coinvolta e commossa quanto questa, bellissima, che ci racconta Marco Tornar, rivelando al meglio le sue già note qualità di intellettuale e di scrittore; il suo libro onora la letteratura, e ci riconsegna alla speranza che la scrittrira possa tornare a parlarci, che ci regali momenti di riflessione e quella gioia segreta che nasce dalla condivisione tra il libro e il lettore, tra la storia narrata e chi la ascolta.
Ho riprovato il calore della pagina che conquista: come certi passaggi indimenticabili di Tolstoi, di Cechov, dei grandi narratori che hanno consolato (citando, inevitabilmente, Flaiano) “le nostre adolescenze di prigionieri”. Un esito così felice è frutto innanzitutto di talento, ma anche di studia, di ricerca, di meditazione.

Pubblicato in D’Abruzzo, autunno 2010

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