Enrico VII. La vita del sovrano che fece illudere persino Dante di Maurizio Schoepflin

by Marco Tornar

lo splendore dell'aquila nell'oro marco tornar tabula fatiEra di origini e di cultura francesi, avendo visto la luce probabilmente a Valenciennes intorno al 1270 ed essendo stato educato alla corte di Parigi, ma il suo destino si consumò in terra di Toscana, dove morì, a Buonconvento, non lontano da Siena, nell’agosto del 1313, e dove, nel duomo di Pisa, trovò pietosa sepoltura. Mi riferisco a Enrico VII di Lussemburgo, una meteora nel cielo dell’Europa e dell’Italia medievale, noto soprattutto per essere stato esaltato da Dante, che nel XXX canto del Paradiso lo definisce «l’alto Arrigo; ch’a drizzare Italia verrà in prima ch’ella sia disposta». A far riemergere dall’oblio la fiigura di questo sovrano dell’età di mezzo è finalizzato il libro di Marco Tornar, Lo splendore dell’Aquila nell’oro. L’Italia di Enrico VII di Lussemburgo (Solfanelli, pp. 152, euro 12), che, in modo romanzato ma attento alla verità storica, ricostruisce la situazione della nostra penisola al momento della discesa di Enrico e la sfortunata parabola del sovrano, che tante speranze suscitò non solo nell’Alighieri, ma anche in altri uomini di ingegno, quali Cino da Pistoia, Fazio degli Uberti e Sennuccio del Bene. Certo rimane un fatto: dopo Enrico VII di Lussemburgo «non saranno pochi coloro che, al pari di lui, non riusciranno «a drizzare l’Italia».

in Libero, 23 luglio 2013, p. 33

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