I ragazzi celebrano Tornar: eri il professore più amato

by Marco Tornar

Fonte: ilcentro.it

Folla allo Spirito Santo per i funerali del docente di musica, scomparso a 54 anni Ecco come docenti, politici, artisti e studenti ricordano il poeta della dolcezza
di Federica D’Amato

Marco Tornar in una foto degli anni Ottanta

PESCARA. «Una lingua dolce spezza le ossa». È scritto nella Bibbia, era scritto nel cuore dello scrittore Marco Tornar, il “prof Ciancetta” che ieri, nella chiesa dello Spirito Santo, parenti, amici, istituzioni ma soprattutto studenti hanno salutato tutti insieme, proprio all’insegna di quella dolcezza a Marco, scomparso a 54 anni, tanto cara.

Una chiesa affollata di persone, una cerimonia intensa in cui in molti hanno raccontato del professore, dello scrittore, del musicista che Enrico Ciancetta è stato, ed è ancora grazie alle loro parole.

«Conosco Marco sin dai suoi esordi poetici» ha ricordato il professore universitario Vito Moretti. «Lo spronavo sempre a ritornare alla poesia, dopo che ne aveva lasciato il registro dedicandosi alla prosa, per “protesta”», diceva, «protesta a un tempo e a una società che ormai ha avvilito il potere salvifico della parola. Mi ha dato ascolto, lo scorso anno, pubblicando i “Sonetti dell’amor sacro”, riconfermando con quel volume la sua voce speciale. Un amico dalla bontà e mitezza assolute, generoso come nessuno. Non l’ho mai sentito lamentarsi di un collega, aveva davvero una parola gentile per tutti».

Sandro Santilli, ex provveditore agli studi di Pescara, dice di aver «conosciuto Marco nell’ambito scolastico, stimandone sin da subito le eccellenti doti di insegnante. Quello che più mi colpiva di lui era l’estremo rispetto che aveva nei confronti delle istituzioni. Era un punto di riferimento per i colleghi, ma soprattutto per gli studenti».

L’assessore alla cultura del comune di Pescara Giovanni Di Iacovo ha sottolineato quanto Marco fosse «una delle figure centrali della nostra regione, uomo estremamente sensibile, generosissimo. La sua esperienza umana e culturale ha attraversato tante fasi di questa città, arricchendo la nostra comunità senza mai essere offuscato dalle piccinerie della provincia. Era un uomo che volava alto».

E alti volano i ricordi di Massimo Pamio, l’editore teatino che tanta strada artistica ha condiviso con Tornar: «Parlare del rapporto che ho avuto con Marco significa affrontare una riflessione profonda che investe le radici della vita. Avevamo quel genere di rapporto che andava oltre una semplice frequentazione: rivedersi, anche dopo molto tempo, significava ritrovare una parte di sé che si credeva perduta, riassaporare il gusto, il senso stesso dell’esistenza. Siamo praticamente nati insieme, come poeti, grazie alla figura di Rita Ciprelli, che alla fine degli anni Settanta ci fece conoscere; Rita abitava in via Campania, a Pescara, accanto a casa di Marco. Via Campania in quegli anni era la nostra via Margutta, un punto nevralgico dell’intera cultura abruzzese, dove si incubavano le idee e i fervori della giovane intellighenzia cittadina. Io, Rita, Marco e Ubaldo Giacomucci fondammo il “gruppo Jarry”, era il 1978, un anno memorabile. Facevamo poesia performativa, giravamo l’Abruzzo per proporre nei locali le nostre performance, per un periodo abbiamo avuto anche un discreto seguito. Ricordo come Marco, a un certo punto del nostro percorso sperimentale, si allontanò dal gruppo, e non per protesta, ma perché troppo innamorato della tradizione. Amava la classicità, il romanticismo inglese, tanto da interessarsi in modo erudito di molti scrittori britannici quasi sconosciuti anche ai grandi critici. Aveva una fede venata di spiritualità quasi palpabile. Marco Tornar era come la stella-guida dei marinai: quando una stella del genere scompare, i marinai sono perduti».

Ma le testimonianze forse più vicine a quella dolcezza che caratterizzava “il prof Ciancetta” sono state quelle dei suoi alunni, dell’Istituto Benedetto Croce e dell’Istituto comprensivo 2: «Sei stato il prof che tutti avrebbero voluto. Eri il più figo di tutta la scuola: eri il nostro amico. Ci hai reso felici».

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