Intervento di Marco Tornar alla Presentazione del 30 marzo 2011 di Amori Polari

by Marco Tornar

amori polari giorgia bellitti tabula fatiL’audacia con cui Giorgia Bellitti propone l’innovazione di una prosa irrorata dalla tradizione rispecchia quella reclamata dalla narrazione di un amore clandestino. Se il racconto di “Amori Polari” è un filtro dove passa – per ammissione dell’autrice – l’amore per la terra natale, la Sardegna, occorre constatare che dietro l’ispirazione poetico letteraria vibra anche un’opportuna interrogazione sulla necessità della narrazione odierna. Perché il tema promosso dai protagonisti Marta e Andrea è quello delle anime gemelle – ossia di anime strenue e insieme alla deriva nella disseminazione contemporanea di ogni sentimento.

“Eravamo vivi all’interno – si legge nel libro – al di là e al di sopra di ogni percezione esterna”. Eppure la Bellitti ritrae bene un paesaggio italiano, non solo sardo, colto negli attimi in cui può ferirci terribilmente, come le pagine dolenti sul terremoto dell’Aquila, ma può anche offrire immagini non contaminate. Come l’episodio dell’incontro dei due amanti a Castelvetro, in provincia di Modena: “Ogni giorno l’ora del tramonto incorniciava un paesaggio incantato e, accompagnati da quelle calde tonalità crepuscolari, predisponevamo i nostri animi a entrare in un borgo magico, dove stava il nostro albergo, incastonato nelle mura del centro storico”.

Quel che sorprende è che il mito di fondazione letteraria creato e cantato dall’illustre Grazia Deledda – il mito sardo, quello dell’asprezza di una terra isolana su cui passa un senso di inesorabile fatalità ma in cui si sprigiona un’intensa comunione tra luoghi e personaggi – nella Bellitti si dilata nel panorama di un’attualità nazionale messo a confronto col tema cruciale della passione d’amore – tema del tutto fuori contesto dal quotidiano. Non appaia scontata la relazione tra Sardegna e Deledda, molto meno può sembrarla quella tra la stessa isola e due importantissimi autori del Novecento non italiani. Certo l’autrice sa bene che esistono per lo meno altre due Sardegne Letterarie – quella di Ernest Junger e quella di David H. Lawrence. Entrambe scenario cogente di una potentissima elaborazione spirituale.

L’autore di Lady Chatterley e la sua compagna Frieda giunsero in Sardegna nel 1921, per rintracciarvi “quella sensazione di spazio che tanto manca in Italia… di libertà”. Alla prosa inglese, tutta istintiva, di Lawrence, si contrappone quella algida e filosoficamente corrusca del tedesco Junger, giunto nell’isola nel 1952. “Le isole sono Patria – scrisse Junger – nel senso più profondo, ultime sedi terrestri prima che abbia inizio il volo nel cosmo”.

Dunque la Sardegna inglese come terra di libertà, quella tedesca come terra di pace, con pastori abitanti le rocce ancora scampati al progresso e alla comunicazione. L’amore cantato dalla Bellitti è in fondo gemmazione di queste tre dimensioni: la deleddiana comunione tra luoghi e anima, la meraviglia della libertà, la pace individuale. Ma quel che più convince è la possibile articolazione di un interrogarsi narrativo – perché la forma scelta per “Amori polari” è l’inglese memoir – genere alquanto inconsueto in Italia, e tuttavia veicolo di preziose formalizzazioni nel presente disorientamento.

Nella prefazione Bernava ha ragione in pieno nel sottolineare la presenza di parole usate come “carezze per l’anima (…) capaci di suscitare in chi legge una volontà di migliorarsi, di mondarsi dalle meschinità del mondo, per apparire come l’Amore vuole farci diventare”. Amore con l’iniziale maiuscola – perciò sotto il segno della redenzione – il segno della Sardegna natale vista come terra dello spirito, secondo l’insegnamento di autori stranieri coraggiosamente in opposizione alla linea nichilista.

La polarità delineata per noi da Marta e Andrea può schiuderne anche un’altra – quella appunto dell’ora del tramonto, o meglio quella tra cielo e mare, un limite che l’autrice dipinge benissimo: “Amo la vita come metafora, come esperienza trascendente, che permette di varcare il confine che si vede al tramonto tra il cielo e il mare, la congiunzione di due elementi assoluti, in grado di assorbirsi e fondersi (…) La vita è l’unico essere libero al mondo, versatile, duttile, un’argilla amorfa, che abbiamo il dovere di modellare e plasmare”.

Anche la materia narrativa di “Amori polari” è un’argilla amorfa, il cui senso profondo è forse racchiuso nel sasso donato da Andrea a Marta – sasso che sembra tagliato da mano umana, sebbene sia stata la Natura a modellarlo. Così il fascino dell’aspra terra sarda, tutto racchiuso nel cuore della Bellitti, ci offre ancora un modello di autenticità, di redenzione – nella polarità tra natura e uomo, tra vita della terra e vita dello spirito.

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