L’impegno intellettuale di Marco Tornar di Simone Gambacorta

by Marco Tornar

articolo Simone gambacorta la città maggio 2013

Ad avercene, di gente come Marco Tornar. Un intellettuale per carattere prima ancora che per formazione. Lo è, per così dire, naturalmente. Ci è nato. Poi s’è ingozzato di lettura e scrittura, e lo è diventato ancor di più. Ma ci è nato. Scambiarci quattro chiacchiere aiuta a rendersene conto. E’ uno che pensa in maniera vibrante. Lo senti al volo, che partecipa alle parole che dice, che le accompagna. Lo fa perché crede che la cultura con tutto possa avere a che fare meno che con la stasi. Pensa che serva un po’ di civilissima furia: nulla a che fare, per capirci, con le sceneggiate di provincia e le piazzate rissaiole di chi alzando i toni spera di alzare l’asticella del proprio pensiero. A proposito, “La furia di Pegaso” è il titolo dell’antologia di poeti italiani che ha curato nel 1996 per Archinto, e tanto per restare in area versi, sarà bene ricordare le sue raccolte “Segni naturali” (Bastogi) e “La scelta” (Jaca Book). Ha scritto anche dei romanzi: “Niente più che l’amore”, nel 2004, con Sperling & Kupfer, e “Claire Clairmont”, uscito sei anni dopo da Solfanelli. In realtà ci sarebbe dell’altro, ma più o meno questo è il grosso. Tornar è pure un anglista, ed è in questa veste che ha spulciato la Biblioteca Delfico, tempo fa, quando inseguiva una lettera di Francesca Alexander a Giannina Milli. Ne cercava una e ne trovò duecento. Lo racconta nella rivista «Abruzzo letterario» (num. 2, 2012), in un articolo dove fra l’altro definisce Teramo «vera porta abruzzese del genio settentrionale» e dove elogia Gigi Ponziani per la «sapienza con cui dirige la Biblioteca». Dice anche che davanti al giacimento epistolare scovato nel “Fondo Milli” si emozionò. Forse si emozionò come s’era emozionato anni addietro, sempre a Teramo, quando per caso s’imbatté in “The Marbel Faun”,” Il fauno di marmo” di Hawthorne, che all’epoca sembrava essere scomparso dalle librerie. Ecco chi è Marco Tornar: un intellettuale che si emoziona quando le idee e le parole trovano la propria strada. Ad avercene, di gente così.

La Città, 25 maggio 2013, p. 18

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