niente più che l’amore

Niente più che l'amore, Marco Tornar, Sperling & Kupfer, 2004Sperling & Kupfer, 2004

«Il bosco è un grande sconosciuto animale, il cui occhio oscuro, enormemente dilatato, ci sorveglia non appena muoviamo i primi passi tra gli innumerevoli alberi che costituiscono la sua folta pelliccia»

L’ESORDIO IN PROSA DI UN POETA. Passione infelice sul Gran Sasso di Sebastiano Grasso

È una vicenda drammatica questa che segna l’esordio narrativo di Marco Tornar (Pescara, 1960), presentato da Renato Minore: la storia di una passione tra due fratellastri, Dario e Isabella che, delusi dal mondo esterno, decidono di ritirarsi in un bosco del Gran Sasso, dove appartarsi e inseguire liberamente un impossibile sogno d’ amore. Ma anche al riparo d’ ogni convenzione sociale, i due vivono un rapporto estremamente drammatico, mentre il bosco acquista sempre più il ruolo simbolico di una natura amica e protettrice. Cadono man mano le illusioni, le semiverità minano un rapporto già difficile, che diventa invivibile. L’ epilogo non può che essere infelice: la donna se ne va e il giovane impazzisce. Sapiente la costruzione della vicenda, calibrato il linguaggio: la ricerca della parola, della frase obbedisce a una cadenza lirica. Si tenga conto, infatti, che Tornar arriva alla narrativa dalla poesia (la prima raccolta di versi, La scelta, è del ’96) e della poesia, quindi, ha il ritmo, la cadenza e la concisione.

20 giugno 2004 – Corriere della Sera, Pagina 31

Tratto da Corriere della Sera

SENZA L’AMORE UN BOSCO E’ SOLO UN BOSCO di Andrea Di Consoli

Romanzo notturno ed evocativo, questo di Marco Tornar, al suo esordio come narratore con. Due amanti (Dario e Isabella: due fratellastri) vivono un tragico incanto in una villa fuori città, in un bosco minaccioso e colmo di rimandi simbolici. L’amore tra loro è assoluto, folle, di una carnalità spasmodica. Eppure c’è qualcosa, o qualcuno, che minaccia il loro incanto. Da chi è abitato il bosco? Perché un ispettore si sente in dovere di avvertirli che in quel bosco, negli anni, sono accaduti alcuni omicidi? Chi è Saura, la donna misteriosa che s’intrufola nella loro casa, corteggiando Isabella? Chi è l’uomo che suggerisce che lì, in fondo al bosco, c’è una «radura» e poi «loro»? Chi sono «loro»? E ancora: perché la decisione di andare a vivere nelle tenebre, nella natura più perigliosa? Chi appicca incendi nel bosco? Il romanzo di Tornar ha la stessa impetuosità delle prose romantiche – quelle dove la passione porta alla tragedia, o alla follia. Un romanzo sui sentimenti assoluti, che spesso si accompagnano alla visionarietà o al crimine. Il quotidiano è lontano, se ne avverte appena l’eco. Il loro isolamento è senza indugi: Dario e Isabella sono immersi in una notte che non ha mai fine. E questa della notte è un po’ l’ossessione di Tornar, il quale, qualche anno fa, pubblicò un bel libro di riflessioni letterarie e politiche in cui esortava le persone ad «annottarsi», ovvero a rendersi inconsumabili, ostici al palato di chi vuole costruirci, pilotarci o cambiarci a tutti i costi. Libro di eros tormentato e disperato – di una disperazione sublime – Niente più che l’amore è una tragedia in forma di romanzo (a fine lettura rimangono memorabili alcune pagine erotiche). Soprattutto nelle ultime pagine, il delirio di Dario non sembra avere possibilità di guarigione: Isabella scompare, una luce accecante avvolge ogni cosa alla fine del bosco, addirittura sembra di scorgere un disco volante. La natura «matrigna», la cattiveria dell’uomo e l’esasperazione dei sentimenti hanno spezzato un «incantamento» dell’altro mondo. A fine romanzo la rovinosa scossa dell’amore ha compiuto il suo corso, e Dario rimane completamente annientato da questa forza sovrannaturale. Poi non rimane più niente, scompare ogni traccia del grande amore, il bosco diviene solo un bosco, come tanti. Dice Dario, in conclusione: «C’è solo un gran vuoto, dove anche la mia storia con Isabella è finita. È finita. Di noi non resterà più niente. Niente più che l’amore».

3 Aprile 2004, pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 25) nella sezione “Cultura”

Tratto da l’Unità

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