Punto. Virgola, due punti: intervista a Marco Tornar di Oscar Buonamano

by Marco Tornar

Fonte: www.culturemetropolitane.it

 

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La pagina di Sipario, novembre 1997, con l’intervista a Marco Tornar

Di Marco resta innanzitutto la sua poesia e il ricordo, per chi lo ha conosciuto, di una bella persona, questa invece è solo una testimonianza di vicinanza. Un modo, soprattutto per me, per ricordare quel bel pomeriggio trascorso insieme. Un bacio bello Marco, la terra ti è già lieve.

 

 

Punto. Virgola, due punti: intervista a Marco Tornar
La passione di Marco Tornar per la poesia è una passione che viene da lontano. Lunghe giornate trascorse a leggere Shakespeare, Goldoni, Molière. E poi Montale, Shelley. Fino all’incontro fatale: Le ceneri di Gramsci, autore Pier Paolo Pasolini. Lui ci tiene a precisare che la sua scrittura è diversa da quella di Pasolini, ma sicuramente la lettura di questo libro rappresenta una tappa fondamentale per la decisione assunta di scegliere la poesia come strumento di comunicazione. Una poesia dapprima votata ad un lirismo assoluto con un’idea della parola anch’essa assoluta e la speranza che attraverso la parola si potesse recuperare la possibilità di pronunciare un sentimento, una storia, un’emozione. Un percorso che oggi invece è più ispirato a un’idea di poesia impegnata «[...] non credo che un poeta possa essere estraneo completamente alla realtà. Ha una forza incredibile di estraniarsi però non ci deve essere una chiusura della comunicazione». Una poesia che deve trovare il coraggio di contaminarsi con altri linguaggi. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Marco Tornar in un pomeriggio uggioso di ottobre nella sua casa pescarese.

Perché hai deciso d’intitolare La scelta la tua ultima raccolta di poesie?
Ho scelto un titolo molto diretto e immediato, La scelta, appunto. La scelta intesa sia come scelta delle poesie pubblicate ma anche la scelta della poesia come strumento espressivo.
Come sei arrivato alla poesia? Attraverso la lettura, attraverso un sentimento tuo.
Mi hanno sempre appassionato i libri, ho sempre letto molto. Poi intorno ai diciotto anni ho incontrato sulla mia strada i libri di Eugenio montale e Pier paolo Pasolini. Dopo aver lettoLe ceneri di Gramsci di Pasolini mi sono trovato catapultato all’interno della poesia.
E Montale come ha influito sulla tua formazione?
C’è un’idea del lirismo allo stato puro e della musica, nelle parole usate da Montale, che mi trasmise un’idea di musicalità che gli strumenti musicali non mi avevano dato.
Quali sono i primi libri che hai letto?
Le mie prime letture sono state letture di teatro. Goldoni. Molière e Shakespeare. Mi appassionò subito un’idea di lingua molto diretta, come è nella tradizione della scrittura teatrale importante. Mi interessò prima questa forma letteraria perché parlava un linguaggio senza alcuna mediazione. Il romanzo, al contrario, mi sembrava qualcosa di molto decorativo.
Qual è il poeta che per primo ti ha infiammato?
Il mio primo amore per quanto riguarda la poesia è un poeta inglese romantico, P.B. Shelley. Nelle sue poesie vi trovo tutta la poesia.
Dicevi che il romanzo non ti appassionava. È cambiata oggi la tua posizione?
In parte si anche per merito di alcuni scrittori. Uno di questi è l’austriaco Peter Handke che rappresenta per me tuttora il massimo modello di prosa europeo. Una prosa che è lirica, ma che non diventa mai troppo poetica. Non rifà mai il verso alla poesia. Ne Il cinese del doloreper esempio, un libro che consiglio caldamente di leggere, racconta la metamorfosi di un’insegnante in una città austriaca, vi è una descrizione assoluta sia degli esterni atmosferici che architettonici e malgrado questa straordinaria descrizione è presente anche lì, in maniera geniale, un’idea di trama straordinaria.
Continuiamo con i romanzi e i romanzieri.
Moravia essenzialmente. Penso ad opere come La vita interiore oppure 1934, una storia molto enigmatica. Pur con tutti i distinguo che si possono fare all’interno della sua produzione letteraria, raggiunge livelli narrativi molto alti. Mi interessa molto Daniele Del Giudice, uno scrittore raffinato con una scrittura sostenutissima.
Cosa pensi dei giovani autori della narrativa italiana?
Penso che oggi la narrativa in Italia si sia svenduta totalmente all’industria. Soprattutto le nuove generazioni di scrittori.
Sei quindi scettico.
Non mi convincono questi nuovi romanzieri, troppo votato al mercato. Viene fuori un’idea della cultura troppo al servizio di certe forme di cultura di massa. Non mi piace l’idea di presentare un romanzo come un evento, che all’interno del romanzo accada un evento strabiliante. Non è quello l’intento dello scrittore.
Riprendiamo la nostra navigazione.
Mi interessa Thomas Bernard. Il mondo di Bernard così ossessivo non l’ho mai ritrovato, ma questo non mi ha impedito di riconoscerne la grandezza. Ci sono tre racconti di Bernard molto belli, il titolo della trilogia è L’italiano.
Ci sarà uno scrittore italiano che t’intriga?
Più di uno. Il racconto della luna di Vincenzo Bardini, un autore lucchese che vive in una casa isolata della provincia di Lucca. Una grossa componente di amore verso la natura, verso le solitudini di quei luoghi con cui è riuscito a scrivere una storia con una lingua strana, un po’ arcaica, ma comprensibilissima. Si sente una contaminazione con la parlata toscana. Una storia d’amore, un eros potente. Allo stesso modo è interessante Gianni Celati, Narratori delle pianure, una raccolta di racconti dove immagina voci in tutta la pianura padana che raccontano storie. Con un recupero del gusto di raccontare e un’attenzione estrema alla parola.
Hai sempre un’attenzione massima verso l’uso della parola.
Credo che questa forza, questa pulsione della parola che è propria della letteratura oggi sia presente più nei poeti che nei romanzieri. Credo che oggi sia più viva la poesia.
Consigliaci qualche buona lettura.
Giovanni Raboni recentemente ripubblicato da Garzanti. Patrizia Valduga che io considero una delle più grandi poetesse del Novecento italiano. Ha pubblicato recentemente Cento quartine e altre poesie d’amore. Cento quartine appunto che raccontano i vari momenti di un rapporto sessuale tra un uomo e una donna. Con un linguaggio molto forte che non cede mai a nulla di gratuito.
Continuiamo con i poeti.
Roberto Mussapi con il suo ultimo libro La polvere e il fuoco, con un riferimento alla realtà italiana vista con un’idea molto trasfigurante, molto alta. Umberto Piersanti con I luoghi persi, i luoghi della natura, i luoghi della civiltà appenninica, un mondo che rischia di scomparire.

Marco TornarLa scelta, Jaca Book, Lire 18.000
La scelta ha vinto i seguenti premi:
Alpi Apuane, Massa Carrara;
Caput Gauri, Codigoro (Ferrara)
Metauro, Urbino

L’oggetto, poesia tratta da La scelta

I giullari
Hanno imparato un altro verso.
Nella stanza noi
chiediamo di arrivare in ritardo
sfidando la storia, guardando
una sorgente di scienza allegra.
Ma è questa la poesia? È questo adesso
il senso del torrente?
Gli uomini ridono della luce,
ma non ne capiscono il significato.

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