Intervista a D’Annunzio

by Marco Tornar

Marco Tornar Intervista D'annunzio

D’A – E’ tarda sera, non addormentarti. Porgimi prima la tua domanda, che in realtà io stesso ti suggerisco. Al tuo risveglio domattina risponderò…

T – In quali modalità è ancora concepibile l’essenza della tua poesia, qui nella vita terrena?

D’A – Nella mezza luce, in prossimità di spiagge… Nelle sospensioni tra giorno e notte, albe e tramonti tra oleandri, allori, ulivi. Però non deve esserci nessuno, solo sparuti iniziati…

T – Ma allora funziona, possiamo dialogare…

D’A – Certo. Infatti albeggia di nuovo, ti sono accanto. Come potrebbe non funzionare, il metodo di comunicazione occulta che hai scelto, quello secondo Rudolf Steiner, del 1918? Si porge una domanda ai morti prima di addormentarsi a sera, e si riceve risposta al mattino, a mente fresca. Ai tanti che pretendono di intervistarci senza credere allo spirito, buttandola così in farsa, dico invece che è penoso… Dovete smetterla con la parodia, in Italia. Per tutta la vita… sono stato attratto da una sorta di assenza superiore, splendente sempre sul quotidiano, l’avete dimenticato… Un po’ come questo dialogo tra noi, tra prima che tu prenda sonno a sera, e il tuo risveglio al mattino. E’ l’alba e sei già sveglio, ricorda: Fresche le mie parole ne la sera/ ti sien come il fruscìo che fan le foglie/ del gelso ne la man di chi le coglie/ silenzioso… Ieri notte mi hai interrotto, non farlo più. Rispondo a quel che dovevi domandarmi: della mia parola in Italia non è rimasto niente.

T – Così drastico il tuo giudizio?

D’A – Forse non è morta la poesia da voi? Mai vissuto dall’Italia un momento tanto misero quale l’attuale. Se la stessa politica deraglia, mancando di cultura, figuriamoci la poesia…

T – Eppure si dice… è opinione comune che se tu vivessi nella nostra epoca saresti un genio della pubblicità, dello spettacolo. Appariresti in tutte le televisioni…

D’A – Ancora mi si insulta! Della mia parola tra voi non è rimasto davvero niente! Ammetto, sono stato un po’ esibizionista, da vivo creavo scandali… Ma non mi sono mai piegato al giogo del danaro, al contrario lo disperdevo… Invece i vostri mezzi di comunicazione son biechi strumenti del mercato, accettandoli ci si prostra ad essi, alla volgarità, perciò tutto è così scadente… L’Orbo Veggente nella televisione italiana? Guarda, se la metti su questo piano tronchiamo subito. Chiamo Pascoli e te la vedi con lui…

T – No! Ti prego… Non m’interessa Pascoli, adoro da sempre il tuo capolavoro, il Fuoco!

D’A – Perciò t’è successo quel che t’è successo. Un vero macello, sappiamo tutto qui… In un modo o nell’altro, in Italia chi ha passione per l’arte deve pagarla, ingiustamente. T’immagini se Stelio Effrena, da protagonista del Fuoco, si facesse vivo in mezzo a voi? Lo manderebbero a lavare i piatti! Peggio, sarebbe considerato un sovversivo, assieme al suo amato Wagner… Oggi si legge poco il Fuoco, o mi sbaglio?

T – Temo che non ti sbagli… In compenso Pescara ti celebra con varie manifestazioni, l’anno scorso è stato messo in scena un Processo a tuo carico. Recitava pure il sindaco, con Giordano Bruno Guerri…

D’A – Prego?… Guerra? C’è di nuovo la guerra?

T – No. Bruno Guerri. Direttore del Vittoriale, nonché scrittore e grande esperto del tuo mito.

D’A – Mai sentito nominare. Si vede che è privo di vibrazioni che possan giunger qui, non ce la fa. L’ultimo intellettuale che ha avuto l’Italia è stato Carmelo Bene, rispetto a lui i vivi si posson cestinare… Se vuoi lo chiamo, Carmelo. Stiam sempre insieme, e con noi c’è Rudolf! No, capisco… non intasiamo la comunicazione.

T – Nessuno scrittore italiano di oggi merita il tuo apprezzamento?

D’A – Giorgio Montefoschi. L’unico che conosca profondamente la scrittura. Non scimmiotta la cronaca e la televisione, lui. Canta e dipinge la donna, e i Parioli.

D’A – E nella cultura abruzzese? Qualche nome, prego.

D’A – Solfanelli. E poi quell’altro, come si chiama, il direttore della “Delfico” di Teramo. So di non essergli troppo simpatico. Io invece lo stimo, vedi come vanno certe cose…

T – Ah, Marco, il dott. Ponziani! Mi fa piace…

D’A – Senti Tornar, non esser così impulsivo! Senza dubbio sei volenteroso, conosci regole occulte, però manchi di distacco. Devi imparare. Guarda me: da vivo ardevo di passione, prendevo fuoco dinanzi alla nudità della donna, perché non c’è niente di più esaltante che il corpo nudo femminile, no?… appunto, siam d’accordo… Ora però da disincarnato son freddo, impassibile. Appartengo agli spiriti contemplanti…

T – M’è parso che quando hai alluso a Pascoli il tono fosse un po’…

D’A – Ci mancherebbe. Dopo quel che ha combinato! Ma come, lui, l’autore della Cavallina storna, mogio mogio, timido timido, quando poi uccidon l’imperatrice Sissi, Elisabetta d’Austria, moglie di Cecco Peppe e donna eccelsa, dedica un’ode all’assassino, a Luccheni! E’ il colmo. Glielo dicevo sempre a Giovanni: resta a casa, seduto sulla tua pantofola, per il resto lascia perdere… Meno male che qui bazzica poco. Io, Rudolf e Carmelo, non frequentiamo Pascoli.

T – Un’ ultima domanda, dopo dieci o undici sere: cosa ti sta più a cuore? A domattina!

D’A – I numeri non han senso per noi. In ogni caso, mi senti?, sta spuntando il sole… Tutte le apparenze innumerevoli del Fuoco volatile e versicolore – è un passo del mio èffrenico capolavoro, ambientato a Venezia – si spandevano pel firmamento, strisciavano su l’acqua, si avvolgevano alle antenne delle navi, inghirlandavano le cupole e le torri, ornavano le trabeazioni, fasciavano le statue, gemmavano i capitelli… Bene, vorrei che chi visitasse la mia casa natale immaginasse… la Serenissima. Nella mia infanzia la vita fittiva fluiva per me tra le volte del cortile interno, su per la scalinata, mentre al tramonto la luce bagnava i rampicanti e bruiva, perché riflessa dalla Pescara… A trentun anni ho preso a stender i primi abbozzi del Fuoco, ma le sue scintille le avevo già viste nella casa pescarese dei miei: brulicavano sull’acqua marmorizzata del fiume come in quella della Laguna, in una luce da antica vetrata… Uno scrittore è puro spirito fin da quand’è bambino!

T – . . .

D’A – Oddio questi mortali! E’ appena mezzanotte, è sopraggiunto qualcos’altro, e Tornar dorme. E se lo chiama la sua amata?… Mi sentirà domani, perché quando ci vuole ci vuole, come dice il poeta Vito Moretti, apprezzo molto anche lui, e il poeta Giuliani, come no… Insomma, poco fa Carmelo mi parlava della nota tecnica teatrale dei suoi tanti capolavori: Riccardo III, Manfred… La “sospensione del tragico”, la chiama… A un certo punto ha strabuzzato gli occhi a quel suo modo, e io con lui! D’improvviso ci siam resi conto che oggi in Italia invece di applicare la “sospensione del tragico”, hanno instaurato la sospensione del pensiero.

Su Vario, n. 81 maggio-giugno 2013

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