Santa Sunniva e gli uomini di Selje: due racconti di Sigrid Undset di Piero Vassallo

by Marco Tornar

Fonte: http://pierovassallo.blogspot.it/2015/06/santa-sunniva-e-gli-uomini-di-selje-due.html

Santa Sunniva e gli uomini di Selje: due racconti di Sigrid Undset

Nazione sovrana dal 1905, anno in cui ottenne l’indipendenza dalla Svezia, la Norvegia vanta una letteratura, il cui alto valore è dimostrato, oltre che dalla fama di un geniale interprete della filosofia di Kierkegaard, quale fu Erik Ibsen, dall’assegnazione del Nobel a tre narratori, Bjornstejerne Bjornson, Knut Hamsun e la cattolica Sigrid Undset (1882-1940).
Undset fu autrice degli splendidi racconti Santa Sunniva e gli uomini di Selje e Glastonbury, riproposti in questi giorni da Solfanelli editore dotto e intrepido in Chieti.
Autore della traduzione e del puntuale commento ai racconti della Undset è stato il compianto poeta pescarese Marco Tornar (pseudonimo di Enrico Ciancetta, 1960-2014) il quale citò opportunamente un brano scritto dalla insigne scrittrice norvegese per rammentare ai cattolici inginocchiati davanti agli idoli della modernità che “le antiche religioni pagane erano di gran lunga più aderenti al cristianesimo di quanto non lo sia il paganesimo del nostro tempo”.
I pagani dell’antichità, infatti, avevano fede in potenze superiori, mentre “il nostro paganesimo vuole estirpare ogni contenuto trascendente da tutte le religioni: da quelle primitive e pagane fino al cristianesimo che insegna agli uomini come si debba avere il culto di Dio”.
Tornar rammenta che il neopaganesimo è avanzato fino al punto di progettare lo sradicamento dalla letteratura e dall’arte fedeli all’idea della trascendenza e al proposito cita la teoria elucubrata dal nichilista francofortese Walter Benjamin al fine di screditare e scoraggiare l’ispirazione religiosa degli artisti ispirati dalla tradizione cattolica.
Secondo il caposcuola degli ultracomunisti il pensiero cattolica era avvelenato dal fascismo orrido e immenso dunque era necessario adeguare l’arte alla finalità pedagogica perseguita da un feticcio della borghesia crepuscolare, il commediografo comunista Bertolt Brecht.
L’insigne studioso pescarese ricorda che “molto vilmente Walter Benjamin (1892-1940) era ancor vivo quando apparve il racconto della Undset” e perciò si domanda “se mai qualcuno gli avesse detto che bastava solo una pagina dell’autrice norvegese – che aveva già preso il Nobel nel 1928 – per smentirlo?”
Refrattaria al canto stridulo delle sirene ultra-comuniste squillanti a Francoforte, “la Undset raggiunge i vertici della sua maestria nel saper trattare la storia e l’agiografia senza mai discostarsi di un solo attimo dal vitale ascolto poetico di Dio”.
Tornar cita al proposito un giudizio dello storico della letteratura Andreas H. Wisnes (1889-1972) che attribuisce alla Undset il merito (apprezzato dai teologi preconciliari e negato dai modernizzatori elettrizzati dal Vaticano II) di aver smascherato il moderno culto dell’io “nelle sue palesi manifestazioni palesi e recondite, nelle forme dirette e in quelle indirette”.
Dal malsano culto dell’io hanno origine i tentativi dei teologi liberali, “che ti consegnano un Gesù storico nell’aspetto di un garzoncello predicatore, con particolare attitudine a commuovere le associazioni femminili; essi insomma tentano di costruire un cristianesimo ammodernato” [1].
Tornar rammenta che “il cristianesimo ammodernato ha eliminato l’arcangelo Michele dalla messa” mentre l’Europa moderna ha censurato Gesù: “La Undset avvertì le avvisaglie di questo progresso e le dolse il cuore”. Curiosamente le opere della Undset furono dimenticate e sparirono dai cataloghi delle case editrici cattoliche negli anni turbinosi del postconcilio.
Ora il primo di racconti della Undset, proposti a tempo opportuno da Solfanelli, dimostra la verità storica della leggenda di Santa Sunniva, la regina irlandese che rinunciò al trono per consacrarsi alla vita monastica. Il secondo racconto, Glastonbury, scritto in obbedienza alla verità storica in auge prima del rugiadoso ecumenismo grondante dal Vaticano II, mostra il lato più spregevole della personalità del re scismatico e sanguinario Enrico VIII d’Inghilterra: l’avarizia, che lo spronò a depredare la Chiesa, e l’ipocrisia, che gli consigliò di distribuire il bottino tra i poveri: “i suoi favoriti e assistenti e le sue mutevoli famiglie si rimpinzarono su ciò come avvoltoi”.
Oscurata la memoria di un passato avvincente, la letteratura cattolica, dopo esser passata attraverso le soffocanti strettoie edificate da Pier Paolo Pasolini e da Giovanni Testori, si adagia in un silenzio desolato.
Il volume proposto da Solfanelli (via Colonnetta 148 66100 Chieti, tel. 0871561806) e messo in vendita al prezzo politico di sette euro, è pertanto suggerito e caldamente raccomandato al pubblico cui l’ombra della modernità, caduta sulle righe al trotto nella chiacchiera pseudo ecumenica, impedisce la conoscenza dalla teologia preconciliare, professata da un gran numero di letterati d’alto profilo.

Piero Vassallo

[1] Cfr, Studio sul realismo cristiano, Morcelliana, Brescia 1952.

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