Storie di Lettere di Sabatino Ciocca (Ed. Solfanelli)

by Marco Tornar

storie di lettere di sabatino ciocca solfanelliAlla scoperta di carte e carteggi più o meno celebri
Cabaret letterario

Nel libro di Sabatino Ciocca ben ravvisa Sciarra una ricostruzione dell’epoca, dello stile, del costume, della fraseologia, che conduce a “sviluppi verosimili”, “un’aderenza alla vitalità sana e concreta della cultura popolare che non ha perso i contatti con l’autenticità della vita”. Così come Farias accenna all’ironia come “un’assunzione umile della vita con le sue debolezze”. Più che “bozzetti” queste belle Storie di Lettere sono siparietti del passato scandenti quel grande spettacolo di teatro che è il tempo. Episodi delle vite di illustri abruzzesi (Mazarino, Spaventa, Chiarini, De Meis, la Milli) e no (Manzoni, Freud e Groddeck) vengono rivisitati secondo un principio di verosimiglianza arricchente il referto biografico. Non paradossalmente, visto che nello shakespeariano buio fondale dove scruta l’autore quelle figure un tempo vive, quelle anime, continuano a fluttuare, lacanianamente, grazie alla logica propria dei sogni – il linguaggio.
La ricca esperienza della scena teatrale – dove la parola è viva, è in atto più che nella vita – ha donato a Ciocca una competenza stilistica di tutto rispetto, che del letterario ha gli innumerevoli vantaggi tranne l’auto-referenzialità. Al contrario questa fine meditazione sullo scambio epistolare accentua il valore urgente di una prosa contemporanea come autentico specchio, come “riflessione” sopravanzante la cronaca. Laddove lo scrittore commerciale italiano di turno fallisce nella pretesa di far fronte all’oggetto, scimmiottando la televisione – la retorica, la scrittura di taglio, obliqua, di Ciocca – intellettuale libero – mette a fuoco quel mistero del reale a cui tanti bravi critici letterari odierni evitano di pensare – anche perché non sanno pensare.
Nella fantasia del passato la stessa ironia aleggia in un’accezione non consueta – non è denigrante – è mera irruzione della parola. Dalle cipolle fresche offerte da Greuze alle modelle per realizzare quadri lacrimosi – al fatale inciampo della Milli nel salotto di casa Maffei – al piccione viaggiatore preposto a una triste incombenza a causa della seconda moglie di Manzoni – la verosimiglianza degli spettri di Ciocca dà corpo a uno scalpore scenico che è una vera benedizione per il povero lettore, davvero “consumato” dalla  mostruosa quantità della ridicola letteratura di consumo di oggi.

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