Tornar Romantico di Francesco Di Vincenzo

by Marco Tornar

claire clairmont marco tornarCon Claire Clairmont lo scrittore pescarese Marco Tornar porta alle estreme conseguenze letterarie il suo “risentimento” verso la modernità. Un romanzo “contro” che si oppone al mainstream non tanto per i suoi contenuti quanto per la radicalita delle sue scelte stilistiche.

Marco Tornar non ama la modernità. Tutta la sua opera poetica ed ancor più le sue prove narrative (la sorprendente prosa giovanile di Rituali marginali, il romanzo Niente più che l’amore di alcuni anni fa e, soprattutto, questo recente Claire Clairmont edito da Solfanelli), testimoniano la sua avversione per il mondo quale, almeno in occidente, si è configurato (Tornar direbbe sfigurato) dopo la rivoluzione industriale.”Prima”, sembra convinto lo scrittore pescarese, imperavano Bellezza, Grazia e Poesia, “dopo”, travolta l’eroica, ultima resistenza dei romantici, sono arrivati Bruttezza, Squallore e Volgarità. Dei nostri giorni, meglio non parlare: una irredimibile fetenzìa. Credo che il romantico Tornar si riconoscerebbe senza troppi distinguo in questo schema, ancorché grossolano. Del resto, l’idea forte, costitutiva, della sua poetica e del suo mondo narrativo è proprio il suo profondo risentimento nei confronti di tutto ciò che ‘e venuto “dopo”. Claire Clairmont è una riuscitissima trasposizione letteraria di questo risentimento. Tornar ha ricostruito la vicenda umana di Claire Clairmont, cognata del poeta Percy Bysshe Shelley, in quanto sorellastra di Mary Wollestonecraft Godwin, moglie del poeta e scrittrice in proprio (Frankestein). Claire da giovanissima,quando la bufera romantica scuoteva l’Europa, ebbe una relazione con lord Byron, da cui ebbe una figlia, Allegra, morta bambina. Di Claire, dopo la morte di Shelley e di Byron si persero ogni traccia e memoria. MarcoTornar, immaginando che Edward Silsbee, un colto, virtuoso e ricco americano, arrivi nella ottocentesca Firenze post unitariaper conoscere Claire, ormai vecchia, ricostruisce la trama delicata e tragica di un’esistenza segnata prima dall’indifferenza dell’aristocratico seduttore e dalla perdita della figlia (da lei disperatamente creduta ancora viva), poi dalla dolente convivenza con l’oblio altrui e la propria memoria, troppo densa e tronca.
Le vicende, i personaggi, la struttura narrativa e, soprattutto, il linguaggio praticato da Tornar fanno di questo conturbante romanzo un’opera radicalmente controcorrente, inattuale, spavaldamente avversa a tutte le mode e al mainstream letterario contemporaneo. Un romanzo lento che si dipana
senza alcuna preoccupazione di “far procedere l’azione”) che pure procede e avvince con la sua fittissima trama di passioni, trasgressioni,intrighi, ribellioni, tragedie: un tempo narrativo dilatato che sembra voler mimare la rimpianta lentezza di “prima”. A tratti sembra quasi provocatorio, nei confronti del frettoloso lettore moderno, il pur fascinoso lento di questo passo narrativo. Nessuna concessione al romanesque, dunque (e ce ne sarebbe stato materiale a iosa con tipi come il tragico Shelley e il sulfureo Byron), ma una quasi maniacale concentrazione sulla scrittura che Tornar tesse in una trama linguistica ad altissima densità letteraria, costantemente impreziosita da dorature lessicali, ampie volute sintattiche, minuziose descrizioni di grande effetto coloristico. L’effetto complessivo è un languore stilistico che ricorda (degnamente) il d’Annunzio del Piacere. Qualche eccesso di “coloritura”
non manca, come in questo passo: “il viso di Georgina trasmetteva la voglia di vivere pienamente il presente, attimo per attimo, di suggere con me, dall’ebbra coppa dell’amore, tutto il prelibato nettare”. Ebbra coppa dell’amore, prelibato nettare… Eccessi, certo, come è eccessivo tutto questo romanzo: ma non era forse l’eccedere l’orizzonte estetico ed esistenziale dei romantici?
Coerente,Tornar.

Pubblicato in Vario, Rivista d’Abruzzo, gennaio 2011

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